A GRANDE RICHIESTA , PUBBLICHIAMO DI SEGUITO UNO SPECIAL DI INTERVISTE FATTE DA STEFANIA ALTOMARE TRA IL 2005 E IL 2006 E PUBBLICATE SU ALCUNE PRESTIGIOSE RIVISTE SPECIALIZZATE ONLINE .SI TRATTA DI UN LAVORO DI RICERCA A CUI SEI AXE MEN ITALIANI SI SONO PRESTATI DANDO VITA AD UN VADEMECUM PER STUDENTI E APPASSIONATI DELLA SEI CORDE.

 LA ROCK FUSION E I MAESTRI DELL’ ASCIA IN ITALIA




Da qualche tempo mi sto occupando di scrivere degli articoli sulla Rock Fusion e la Didattica della Chitarra Rock, con l’intento di contribuire a divulgare al meglio uno stile che vive e si muove a grandi livelli nell’underground della didattica dello strumento, benché praticata e conosciuta da una ristretta cerchia di puristi e aficionados. Allora ho scelto sei dei più Grandi Maestri dell’Ascia italiani che avessero all’attivo almeno un “solo album” improntato sulla Rock Fusion e ho sottoposto loro un questionario di dieci domande a cui hanno risposto con solerzia ed entusiasmo.



Il primo della lista è William Stravato che, oltre a svolgere attività didattica nelle maggiori accademie della capitale,è quello che a livello compositivo incarna fedelmente lo stile Rock Fusion e non accetta compromessi; subito seguito da Massimo Varini, figura di spicco tra i turnisti a fianco di alcune delle più grandi star della musica leggera  nonchè produttore, arrangiatore e instancabile didatta mediatico e titolare di un  progetto strumentale di Fusion in formazione trio; non poteva mancare l’anello di congiunzione tra lo shredding e la tecnica pura:il maestro Carlo Fimiani, attualmente in tour con Vanoni -Paoli, didatta devoto ai suoi allievi e, dulcis in fundo, il giovane e geniale fondatore della Guitar Accademy e compositore dal gusto raffinato e “versatile” , M° Andrea Quartarone.”At least but  not last” il grande Giacomo Castellano: è lui che dà l’impronta Rock ai brani di Irene Gandi, Gianna Nannini e altri , è autore di numerosi metodi e svolge attività didattica tra Bologna e  Firenze.
A coronare il tutto, invece, il mio maestro Giuseppe Praino che, con la sua scelta di dedicarsi  alla didattica ha tolto un grande chitarrista alla musica live.Lui non lo trovi sui palchi del mondo, ma in una stanzetta di dieci metri quadri in via Olimpia 4, a Sibari. Ex allievo di Carlo Fimiani.La sua didattica genera mostri.
Volevo sapere da loro se c’è differenza tra il session playing e lo stile di Greg Howe, per intenderci o se, malignando forse un po’, tra le due cose ci fosse continuità.La loro risposta è univoca e chiara:
“CERCADINONESSEREUNGUITARVIRTUOSO-ma solo un musicista” (M.Varini)…
ma se vuoi fare il surf con gli alieni, mettici impegno e costanza nel tuo quotidiano perché, come dice Fabio Mariani nel “Trattato di chitarra jazz-Vol.I” (1984) “La chitarra è uno strumento facile da imparare male”.


LE INTERVISTE


William Stravato e la Rock Fusion
 
1)      Maestro Stravato, crede che il termine “Guitar Virtuoso” sia troppo generalizzato e quindi paradossalmente limitativo per il suo genere?
 
Forse si, a volte il termine ‘virtuoso’ può anche assumere un connotato negativo, molti chitarristi fanno un milione di note senza alcun senso, ma ce ne sono tanti altri che fanno ugualmente un milione di note che hanno molto senso; in questi termini la ricerca del virtuosismo da parte di uno strumentista può essere un’arma a doppio taglio; da parte mia ho sempre cercato di dare un senso musicale all’esecuzione tecnica, quindi non cerco mai di finalizzare un assolo all’elemento virtuosistico.

2)      Su che cosa si basa la sua ricerca musicale?
 
Se la domanda si riferisce al genere musicale che tento di sviluppare, non è molto semplice trovare una risposta breve; diciamo che da sempre sono affascinato dai chitarristi bravi in generale, indipendentemente dal genere che essi suonano; mi piace il blues, l’heavy metal, il jazz, la fusion…
Quindi tutti i chitarristi che hanno qualcosa di valido da dire in quegli ambiti, e ho sempre cercato di imparare tutto, al meglio delle mie possibilità; il risultato di questo studio è stato appunto creare un genere musicale che racchiudesse un po’ tutto l’universo musicale che ho ascoltato e metabolizzato negli anni, molti definiscono il mio genere musicale fusion per l’appunto.
 
3)      Vuole raccontarci del Suo primo approccio alla composizione e di come e quanto esso si sia evoluto negli anni della sua carriera?
 
Il mio primo approccio alla composizione l’ho avuto quando avevo circa vent’anni, ma rispecchiava un po’ ciò che all’epoca ascoltavo, tutto molto improntato sul metal e sul rock, poi i miei gusti si sono raffinati e anche le mie composizioni cominciavano ad andare in direzioni diverse.

4)      Dove ha studiato e con chi? Che cosa  Le ha lasciato la didattica dei Suoi maestri?
 
Sono stato per parecchio tempo un autodidatta, prendendo qualche lezione sporadica di jazz, ma per fino all’età di circa 26 anni ho studiato da solo; poi sono andato in america dove ho studiato al GIT ( Guitar Institute of  Technology ) dove i miei maestri sono stati Scott Henderson, Mike Miller, Jeff Richmann, Brett Garsed ecc..ho inoltre seguito seminari con Joe Diario, Mike Stern, Frank Gambale, insomma mi sono dato da fare.
Aver frequentato quest’ambiente mi ha aiutato a comprendere meglio la musica, nel senso più profondo del termine e ad insegnarla anche meglio.

5)      Il suoi primi anni di studio cominciano da autodidatta: quali sono stati i  primi grandi  a cui si è ispirato?Vuole dirci qualcosa sulla sua prima chitarra e sull’attuale gear?
 
All’inizio i miei studi si sono concentrati copiando chitarristi come Santana, Jeff Beck, Richie Blackmore ecc…poi ho cominciato ad ascoltare Steve vai, Joe Satriani, Van Halen, nel mio periodo rock, poi ascoltando il Jazz e la Fusion mi sono appassionato a Scott Henderson ed Allan Holdsworth principalmente.
La mia prima chitarra era una imitazione della Gibson Les Paul di una marca che neanche mi ricordo; attualmente utilizzo una chitarra artigianale che è un mio modello segnature costruito da una ditta artigiana di Milano che si chiama Jacaranda, lo strumento è attualmente in produzione nel mercato italiano e ha già riscosso un notevole successo; come ampli utilizzo la testata Masotti anch’essa di produzione artigianale, quest’ampli è attualmente uno dei più apprezzati nel mercato italiano ed utilizzato da molti professionisti.

6)      Maestro, vuole parlarci della sua passata attività da turnista?

In verità la mia passata attività da turnista non è molto interessante, non è mai stata un’attività molto importante per me, ho fatto qualche disco e qualche tour con artisti più o meno minori, gente che non è mai riuscita ad arrivare a livelli di grossa notorietà; è un settore nel quale non ho mai avuto la voglia di lavorare; a certi livelli devi stare a determinate regole e leggi che non hanno nulla a che vedere con la musica e l’arte, ma se ami la musica e vuoi esplorare il suo meraviglioso mondo allora il lavoro del turnista non fa per me.
 
7)      Un commento su ognuno dei suoi lavori discografici.

Parlo solo dei miei lavori da solista naturalmente…
Il mio primo disco ‘Survivor’ è stato un lavoro fatto molto in fretta, frutto di una registrazione molto istintiva, l’etichetta che me lo ha prodotto non mi aveva dato molto tempo a disposizione per registrare quindi molte cose che avrei voluto cambiare sono rimaste com’erano anche se tutto sommato il disco è piaciuto molto alla gente; il secondo disco dal titolo ‘Cybertones’ è stato un lavoro più ragionato, senz’altro un lavoro musicalmente più complesso del primo, infatti la gente ha fatto un po’ di fatica ad apprezzarlo, ma ora ne sto raccogliendo i frutti; il terzo lavoro ‘contact’ l’ho fatto insieme con Salvatore Russo, un mio amico chitarrista molto bravo, anche abbastanza conosciuto, è un disco tra il prog e il metal, molo divertente.
 
8)      Progetti per il futuro?

Continuare a fare dischi e ad esplorare la chitarra, non ho ancora finito di studiare, ma probabilmente lo faro per il resto della mia vita, voglio imparare tutto, sono attualmente impegnato in alcuni progetti discografici con chitarristi stranieri e poi mi occupo della mia band, sto preparando alcuni conceerti per quest’inverno
 
9)      Con la sua musica Lei è senz’altro colui che dice le prime parole di una nuova storia: come definirebbe la Rock Fusion?

Un mondo molto complesso ma allo stesso tempo eccitante proprio perché possiamo raccontare sempre qualcosa di nuovo.
 
10)  Maestro, prima di salutarci, si senta libero di farsi una domanda e darsi una risposta per tutti i fruitori di questa intervista.

Vorrei solo dire questo, ascoltare la musica con molta apertura mentale, mai rinchiudersi in un solo genere, limitereste voi stessi, specie se siete musicisti; inoltre fate musica cercando sempre di essere critici con voi stessi, cercando sempre il confronto con gli altri è il solo modo per fare progressi; rinchiudersi nel proprio universo musicale non giova ne alla musica ne a voi stessi, ciao!




 
Massimo Varini e la Rock Fusion

1)Massimo, lo stile Rock Fusion gode di notevoli consensi a livello internazionale mentre in Italia, benché praticata da Grandi della Chitarra  è ancora poco diffusa.Perchè?
 
Il perchè esatto ovviamente non lo conosco ma posso provare a dare una mia interpretazione… L’Italia è un mercato decisamente piccolo in termini di fruitori di musica e di numero di persone abitanti. I mass media quali le radio, che sono i maggiori “divulgatori” di musica rispecchiano un po’ il nostro carattere di “italiani tuttofare”: le radio trasmettono un po’ di tutto senza entrare nei specifici generi musicali; le cosidette Hit-radio poi puntano la programmazione su alcuni brani particolarmente forti nel periodo e su questo viene costruito il palinsesto; negli States, per esempio, ci sono moltissime radio tematiche che hanno ciascuna un indirizzo molto preciso e hanno una diffusione e dati di ascolto confortanti!… questo preambolo per dire che un genere musicale (sempre che sia corretto definirlo in questi termini) per essere conosciuto, e quindi scelto da una grande massa di persone e non uno sparuto gruppo di appassionati, ha bisogno di arrivare a molte persone. Abbiamo grandi musicisti ma dal reparto dirigenziale delle case discografiche in poi manca la fiducia in questo tipo di musica.
 
2)Vorrebbe darci una definizione teorica, armonica e  anche qualche cenno storico dello stile Rock Fusion?
 
Per come vedo io la Fusion, quando non cade in virtuosismi eccessivamente appariscenti, è veramente una “fusione” interessantissima… non a caso i miei primi due dischi da solista portano i titoli Progetto Fusione e Progetto Fusione II-la vendemmia…
Quando un solido tessuto armonico di chiara ispirazione jazzistica ha incontrato ritmiche funk o anche rock-funk sono iniziate le contaminazioni più interessanti… il basso elettrico ha sostituito il contrabbasso tipicamente jazz, anche utilizzando tecniche molto in voga anni fa quali il pop-slap etc, il pianista si è “contaminato” con suoni di fender rhodes e synth, i chitarristi hanno iniziato a mettere effetti sulle chitarre… e non si può certo dimenticare la musica definita negli anni ’80 “easy listening” suonata spesso con sax (mi viene in mente Kenny G) che ha dato per un periodo un po’ di diffusione alla fusion… ma forse il termine Fusion ormai non ha più tanto senso… e ripeto forse!
 
 
3)Su che cosa si basa la sua ricerca musicale?
 
In questo momento, mentre sono impegnato oltre che al mio lavoro principale di turnista e produttore musicale/arrangiatore, sono molto preso dall’avventura didattica che seguo con passione, amore e trasporto… e il pubblico me ne sta dando atto: i miei manuali e dvd sono in cima alle classifiche di vendita e i “miei allievi virtuali” mi mandano ottimi feedback via internet!
La mia ricerca è iniziata insieme alla passione per la musica… sono sempre alla ricerca di qualcosa… a volte nemmeno so che cosa cerco ma… cerco! Cerco sonorità, cerco un fraseggio diverso dal solito, cerco “il suono” nel suo concetto più ampio che va da un insieme di aspetti che definisco “CosaSuono-ComeLoSuono-ConCheSuono-Perchè” fino alla costruzione di voicing cordali… insomma appena posso acquisto metodi e mi metto a studiarli!
 
 
4) Vuole raccontarci del suo primo approccio con la composizione?
 
Molto banale… imparai il giro di Do e scrissi immediatamente una canzone su quei 4 accordi… poi imparai il Mi maggiore e… ecco scritto lo “special”… Per come vedo io la musica, il mio approccio alla composizione è nato con la passione stessa.

5) Ogni chitarrista ha i suoi mostri sacri: quali sono stati i suoi primi “Grandi”?
 
Ho iniziato a suonare nel 1982, poi ho smesso per un po’ e mi ci sono messo seriamente nel 1984… i miei primi amori sono stati Hank Marvin degli Shadows, poi un balzo a Van Halen, poi è arrivato il periodo neo-classico con Malmsteen, poi Steve Vai, Satriani, Verheyen, Holdsworth, Stern, Gambale, e tantissimi altri! Poi mi sono rivolto anche alla musica italiana e quindi i vari Portera, Solieri, Mussida, Battaglia etc. etc.
 
 
6) UN CONSIGLIO:una lista di almeno cinque brani da studiare per l’aspirante Guitar Virtuoso!
 
… domanda da un milione di dollari! Il primo della lista si intitola: “cercadinonessereunguitarvirtuoso ma – solo – unmusicista”. Credo di più in uno studio fatto di tecnica e quando si suona, si suona e si comunica… ma per non deviare del tutto la domanda direi:
moto perpetuo – Paganini
capriccio n. 5 – Paganini – rivisitazione nel film Mississippi Adventures da Steve Vai
volo del calabrone – Rimsky-Korsakov
monster lick – Frank Gambale nel suo video didattico
un brano a scelta tra quelli di Malmsteen…
 
7) Nonostante il Suo impegno come turnista,  Lei si occupa instancabilmente di didattica: quali sono i principi fondamentali su cui essa si basa?
 
Co-mu-ni-ca-zio-ne.
In questo momento la mia didattica si è espressa in 4 manuali (con relativi supporti cd o cd rom), 4 dvd (collana i suoni della chitarra), 3 vhs (uno sul fraseggio e 2 per la collana suonare nello stile di…) e ho  in programma altro materiale che uscirà nell’arco dei prossimi 3-4 anni.
In tutta la mia didattica oltre che ovviamente i contenuti ho cercato di curare la comunicazione, per esempio nel linguaggio uso la seconda persona singolare “tu”… i miei video sono una chiacchierata tra me e il mio “allievo”… quando approccio la scrittura della stesura di un manuale, libro o video, impiego anche più di un anno per costruire il “flusso didattico” che sintetizzo nell’indice. Quando l’indice è pronto e secondo me funziona lo metto sul mio sito per chiedere pareri ai frequentatori del mio sito (ci chiamiamo i PELLEVERDE)… loro mi danno consigli, fanno aggiunte o richieste particolari… poi io valuto il tutto e inizio a lavorarci sopra.
Quello che mi piace dare sono una serie di risposte che l’allievo potrebbe non essere in grado di trovare ma soprattutto voglio lasciare un sacco di “domande possibili”… se come didatta non lascio domande alle quali l’allievo debba rispondere nel suo intimo ricercando personalmente le risposte… mi sento di aver fatto un buco nell’acqua!
 
8) Il suo contributo alla chitarra Le ha richiesto anche la collaborazione con grandi case produttrici di strumenti musicali.Vuole parlarci delle caratteristiche dei suoi prodotti  e di quali tipi di problemi essi possano risolvere al chitarrista moderno?
 
Beh… ho iniziato a fare il “dimostratore” nelle fiere per delle grandi case nel 1991 e quindi ho un buon rapporto con distributori, case produttrici etc. etc…. anche perchè il mio rapporto è sempre stato basato sull’assoluta serietà professionale! Nei primi anni ho “avuto” meno di altri colleghi che hanno “spremuto” quando il mercato andava bene ma posso garantire che ora ottengo molto di più proprio perchè la stragrande maggioranza delle persone con le quali ho lavorato mi rispetta e mi stima (non dovrei essere io a dirlo, sembro un po’ sbruffone ma… grazie a Dio il clima intorno è questo!)…
Per quanto riguarda i prodotti che uso ci vorrebbe una sorta di trattato! Come ho detto prima sono sempre alla continua ricerca di suono, suoni, sonorità etc. e quindi il mio “parco macchine” in termini di amplificatori, casse, effetti, pedali, chitarre, interfacce, computer etc. etc. è molto ampio!
La ricerca e la conoscenza delle macchine per i chitarristi è secondo me importante e non è indispensabile acquistare il tutto quanto il capire, informarsi etc. etc…. ma vedo dai forum del mio sito che in molti la pensano come me.
In questo momento sono impaziente di vedere la mia prima chitarra Signature che la PRS Paul Reed Smith sta costruendo! Già il fatto che una delle più grandi e prestigiose case al mondo costruisca una signature model per me… sembra un piccolo sogno realizzarsi!
 
9) Massimo, domanda di rito:PROGETTI PER IL FUTURO?
 
A proposito di ricerca… sto lavorando al nuovo disco mio ma… sto cercando un diverso fraseggio e un modo diverso di comunicazione… spero di arrivare da “qualche parte” a breve!!!
 
 
10) Prima Di salutarci, si senta libero di “farsi una domanda e darsi una risposta”!
 
“salve, si ritiene ottimista per il futuro della musica in Italia o crede che il processo degenerativo dato dalla musica commerciale sia inarrestabile?”
… sono ottimista! Bisogna essere ottimisti… qualsiasi cosa dipende in larga parte da noi e dobbiamo fare di tutto per cercare di migliorare l’ambiente (musicale e non) intorno a noi!




Carlo Fimiani e la Rock Fusion
 
1)Maestro, lo stile Rock Fusion gode di notevoli consensi a livello internazionale mentre in Italia, benché praticata da Grandi della chitarra, è ancora poco diffusa.Perchè?

La nostra storia non è il blues e quindi nemmeno il rock e gli altri generi da esso derivati. Se poi non esistono produttori “coraggiosi” che ne favoriscono la divulgazione rimarrà sempre un genere per gli addetti ai lavori! 
 
2)Vorrebbe darci una definizione teorica, armonica e anche qualche cenno storico dello stile?

Le sfaccettature e le varianti sono davvero tante. Di base c’è soprattutto l’energia esecutiva e il suono del rock miscelati con armonie e progressioni di derivazione jazzistica. Il fraseggio va sempre di più in direzione del modern jazz, con una certa ricerca sull’uso di intervalli ampi chitarristicamente complicati da eseguire e sull’outside playing. Anche ritmicamente i tempi dispari la fanno spesso da padrone (come accade nel progressive). I Weather Report di Zawinul, Pastorius, Shorter hanno determinato non poco l’interesse ad una fusione dei generi.
 
3)Maestro Fimiani, vuole raccontarci del Suo primo approccio con la composizione?

Il mio primo approccio è stato molto poco artistico! Ho iniziato a scrivere senza un’ispirazione reale ma  stimolato dall’applicare cose nuove che stavo studiando. Per fortuna in seguito la mia visione è cambiata.
 
4)Su che cosa si basa la Sua ricerca musicale?

In un genere strumentale l’assolo è comunque fondamentale: io sto cercando di renderlo sempre meno il momento che l’ascoltatore aspetta!! Poi gli incastri ritmici più o meno complicati, il virtuosismo, i temi all’unisono devono venire fuori alla fonte della scrittura del brano, il momento successivo deve solo riguardare la ricerca del suono giusto, dell’interplay e magari della velocità del brano.
 
5) Quali sono i principi fondamentali si cui si basa la Sua didattica?

Ho sempre cercato di dare all’allievo la possibilità di capire ciò che ascolta e di analizzare innanzitutto armonicamente i brani. La tecnica va studiata poi in funzione di questo, per affrontare con sicurezza, pulizia e gusto ( il più personale possibile ) la musica che più piace.  
 
6) UN CONSIGLIO:una lista di almeno cinque brani da studiare per l’aspirante Guitar Virtuoso!
 
For the love of God di Steve Vai, Jump Start di Greg Howe, Satch Boogie di Joe Satriani, tutto il disco “Truth in shredding” di Gambale e Holdsworth. Con gli ultimi della lista ho esagerato, bisogna essere già un bel pò avanti per suonare quattro battute di qualsiasi brano del disco!!! Spero che questa mia provocazione possa essere un importante stimolo.
 
7)Domanda obbligata: la Sua prima chitarra e la Sua attuale Gear!

La mia prima chitarra fu una Eko acustica vinta sotto il tappo di una bottiglia di Coca Cola! Di chitarre ne ho un bel po’: prediligo soprattutto, oltre alla PRS custom 22 e alla Gibson ES 175, le Mario Basile, chitarre artigianali tutte costruite su mie specifiche ( ne ho sei ).
 
8)Vuole parlarci della Sua attività di session-man?

Quando ho iniziato a suonare a livello professionale il mio sogno era diventare un bravo session-man per cui ho intrapreso gli studi necessari per avere una buone preparazione di base: lettura, approfondimento ritmico, gestione e possibilità degli effetti, ma cercavo soprattutto di capire le esigenze della produzione: puntualità, affidabilità e un certo spirito collaborativo sono forse ancora più importanti dell’aspetto musicale. Bisogna saper aspettare il proprio momento e farsi trovare pronti. Oggi come oggi per me il session-man non è però l’unica aspirazione professionale, anzi spero di poter vivere tranquillamente solo producendo la mia musica.
 
9) Maestro Fimiani, ci lasci un commento su ognuno dei Suoi solo-albums…

 “Alter Ego” è figlio della foga e dell’entusiasmo del primo disco, con tutti i pregi ma anche i difetti che ne derivano. Parlando dei difetti ( i pregi spero li trovi chi lo ascolta) la cura dei suoni, dei missaggi e di qualche esecuzione non è stata al livello a cui aspiro ora. La linea delle composizioni però già lascia intravedere lo stile a cui tendo nel nuovo disco. A proposito di quest’ultimo, le lacune del precedente credo proprio di averle colmate! Vi partecipano musicisti di alto livello non solo nazionale e…non vi dico più nulla, altrimenti la curiosità  va a farsi benedire.  
 
10)Prima di salutarci, si senta libero di “farsi una domanda e darsi una risposta” per tutti i fruitori di   questa intervista!

E’ importante studiare 8-10 ore al giorno?
E’ importante soprattutto vivere e trasferire tutte le esperienze di vita nella musica.



Andrea Quartarone e la Rock Fusion
 
1)Maestro, lo stile Rock Fusion gode di notevoli consensi a livello internazionale mentre in Italia, benché praticata da Grandi della chitarra, è ancora poco diffusa.Perchè?
 
Se prendiamo come riferimento l’ascoltatore medio, siamo sicuri di avere a che fare con un “consumatore”: compra la ricarica xxxxxx per il cellulare, si acquista le birre al supermercato, compra l’ultimo telefonino xxxx all’avanguardia, compra le scarpe Puma perché lo fa appartenere alla “comunità globale” e quindi compra l’ultimo Cd dell’artista di musica pop di punta in Italia, piuttosto che l’ultimo Cd di Mike Stern o dei Tribal Tech.
La musica Pop ha un impatto culturale e melodico più immediato, basta ascoltarne le armonie, le melodie dei ritornelli o il testo delle canzoni. Ti sei mai chiesta perché milioni di italiani guardano i pacchi che “spippolano” magicamente con Pupo e non si preoccupano realmente dei problemi seri della nazione, come invece raccontato in un programma come Ballarò (per citarne uno a caso, ad esempio….).
Penso che la risposta alla tua domanda sia coordinata da esempi diversi che ti possono far capire com’è la società di oggi e perché, alla fine, la musica Fusion (come il Jazz, la musica classica e la musica colta in generale..) sia così poco diffusa.
 
2)Vorrebbe darci una definizione teorica, armonica e anche qualche cenno storico dello stile?
 
E’ un po difficile…. La musica Fusion nasce intorno agli anni ‘70, dapprima con la definizione di Jazz-Rock proprio perché i primi esperimenti musicali vertevano sulla fusione del  Jazz con il Rock (quindi tutta la valanga di gruppi americani, inglesi e italiani, che muovevano i primi passi verso il “Rock- Progressive”). In realtà penso che proprio negli anni ’70, dopo il successo avuto da band Rock come i Deep Purple, Led Zeppelin, Jimi Hendrix ed altri, sia nata in maniera “abbastanza” naturale l’idea di andare oltre il classico tempo 4/4 piuttosto che il classico giro Blues di 3 accordi, che comunque andava fortissimo.
Quindi si iniziò a sperimentare moltissimo, sempre in ambito Rock, permutando comunque degli stilemi armonici, melodici e improvvisativi cari alla musica Jazz, che nel frattempo andava molto avanti in quel periodo (esattamente come stava andando avanti il Rock). Quindi, personalmente, penso che le prime forme di Jazz-Rock siano nate dalla vera e propria necessità di fondere la musica colta (Jazz) con la musica commerciale e d’impatto (Rock). Basti pensare ai trascorsi di Miles Davis agli inizi degli anni ’70, che radunò Mike Stern nella sua band, perchè rimase folgorato dall’impeto di Jimi Hendrix e voleva un chitarrista che suonasse Jazz…… come Jimi Hendrix: ho detto tutto!
Per quanto riguarda una definizione armonica e teorica, non sono un musicologo e la mia definizione dovrebbe essere presa con “le pinze”. Allo stato attuale definirei la Fusion come la naturale commistione attuata tra diversi generi (non più soltanto Jazz-Rock, anche se sono i 2 ingredienti principali…), tra cui il Funk, il Latin e il Blues. Questa è la ricetta base.
La quantità dei vari ingredienti e quindi dei vari generi, dipende dalla natura artistica e stilistica dell’artista: se sentiamo un Disco di Alain Caron avremmo sicuramente una carenza di Rock e un esubero di Latin Funk e Jazz. Se ascoltiamo un disco di Scott Henderson possiamo sentire molto Blues, molto Rock e le progressioni armoniche del Jazz, etc..etc…
Eppure sono dei grandissimi musicisti Fusion entrambi.
 
3)Maestro Quartarone, vuole raccontarci del Suo primo approccio con la composizione?
 
Ho iniziato a comporre abbastanza presto, realizzando la mia primo demo-tape quando avevo 15 anni. Si tratta di una cassetta che realizzai a casa con il mio leggendario 4 piste a cassetta Fostex e con una serie di altre cose che avevo comprato e che mi avevano prestato (microfoni, casse, preamplificatori, chitarra classica elettrificata, etc…etc…).
Considerando che ho iniziato a suonare e studiare a 13 anni con il Rock, ovviamente tale demo risente di questa influenza e mi ricordo che ebbe buonissime critiche dalla stampa nazionale del periodo (non lo ascolto più, comunque, da tantissimo tempo).
Con esattezza non ricordo quali fossero le mie strategie compositive in quel periodo, so soltanto che già in quel periodo passavo molto tempo a creare del materiale mio, piuttosto che passare il tempo a studiare i brani degli altri. Scrivevo pezzi Pop e Rock cantati che suonavo con le mie band del periodo (mi occupavo anche delle parti melodiche relative alla voce) e pezzi strumentali (come quelli della demo di cui sopra) Rock in stile Satriani, Vai, Malmsteen, Moore, MacAlpine che erano i miei idoli dei 15-16 anni.
Da allora ad oggi la mia maniera di comporre si è evoluta molto (meno male…), perché arricchita da influenze diverse, studi diversi e soprattutto esperienze diverse di vita, che anche se è difficile ammettere, comunque non possiamo evitare di far trasparire: la musica è lo specchio dell’anima di un musicista, questo è quello che penso. 
 
4)Su che cosa si basa la Sua ricerca musicale?
 
Bella domanda (com’è bello non parlare del lidio b7 o delle chitarre che uso o della grandezza del plettro n.d.r.)!
Ricerca per me significa 2 cose: da una parte abbattere una cosa che io chiamo solitamente “zona di comfort” e dall’altra lasciare che l’Arte in tutta la sua grandezza penetri attraverso noi stessi. Mi spiego: nel primo caso cerco di utilizzare la parte sinistra del mio cervello, ovvero razionalizzo tutte, dico a me stesso (e scrivo…) tutte le cose che non mi creano “tranquillità” nel suonare, come ad esempio una particolare sezione tecnica, un tipo di tecnica che non conosco, uno standard di musica Jazz particolarmente difficile nei cambi armonici, un tipo di scala che non uso abitualmente, una tonalità che non pratico da tempo, un tipo di contesto ritmico che “mi manda sempre fuori tempo”, etc..etc… Dopo dic hè mi creo una lista di priorità delle cose (tra le tantissime) che sono più importanti e urgenti per la mia situazione attuale. Da li il passo ad una pianificazione, botta di autodisciplina e AZIONE (che è necessaria…) è breve.
Nel secondo caso (il rovescio della medaglia), utilizzo il mio emisfero destro e mi faccio guidare solo dalle mie sensazioni e dalle emozioni che i vari stili, le scelte melodiche, il groove, le pulsazioni ritmiche etc…., mi creano. E’ difficile da spiegare, ma in questo caso, “penso meno e suono meno con la testa e le dita”, ovvero mi concentro sulla ricerca di aspetti più profondi che trascendono la chitarra e incontrano la Musica e l’Arte, nel senso più puro.
Dei 2 approcci alla ricerca il secondo è chiaramente più complicato del primo, ma è importante tanto quanto. La creatività non è un utilizzo estremo dell’emisfero destro (come tra l’altro la maggior parte della gente pensa…), ma è la perfetta simbiosi, il perfetto equilibrio d’uso di entrambi gli emisferi.
 
5)Lei è docente di Chitarra Rock  presso le più importanti Accademie musicali italiane tra cui una fondata da Lei…: quali sono i principi fondamentali si cui si basa la Sua didattica?

Non insegno soltanto Rock ma Fusion (altrimenti non potrei rispondere a questa intervista…).
E’ difficile sintetizzare in poche righe su cosa si basa la mia didattica, perché è frutto di oltre 12 anni di esperienza sul campo. Rispettando la soggettività dell’allievo (Che genere gli piace suonare? Dove vuole arrivare? Su cosa è più portato? Etc..etc…), cerco di concentrare una parte dello studio su ciò che è giusto che l’allievo conosca e debba saper suonare, prima fra tutti l’impostazione che ritengo essenziale. Poi seguo diversi programmi, in base al genere e agli intendimenti dell’allievo. Parallelamente non perdo mai di vista il “senso musicale”, che è molto importante per non rendere arido quello che si studia, cerco di sviluppare un buon orecchio e mi concentro sull’aspetto compositivo, di performance (in generale) ed espressivo. Ovviamente ci sono materie che do per scontate come la lettura, l’improvvisazione, la teoria etc…etc… : non possono mancare nella didattica chitarristica!
 
 
6) UN CONSIGLIO:una lista di almeno cinque brani da studiare per l’aspirante Guitar Virtuoso!
 
-Far Beyond the sun (Y.J. Malmsteen)
-Satch Boogie (J.Satriani)
-Altitudes (J.Becker)
-Morning Star (V. Moore)
-Chromazone (M.Stern)
 
7)Domanda obbligata: la Sua prima chitarra e la Sua attuale Gear!
 
La mia prima chitarra è stata una Vision di colore bianco (marca giapponese penso orami “censurata” e fuori commercio da almeno 10 anni…).
La mia attuale è una LAG francese come le chitarre acustiche che uso, ma sono in procinto di cambiare endorsement e la cosa dovrebbe avvenire proprio in questi giorni (ancora non è ufficiale il marchio, ma posso dire solo che è americano).
 
8)Progetti per il futuro?
 
A breve completerò 2 nuovi CD: uno con il mio Trio, denominato Andrea Quartarone ELEKTRIO, che sarà questa volta un CD monostilistico (Rock-Fusion soltanto elettrico) e l’altro che si chiamerà  “Guitar Academy 2006”, che in pratica è la nuova edizione di un progetto edito nel 2001. Come allora, ci saranno 7 allievi scelti tra le varie sedi della Guitar Academy in Sicilia, ed altri brani suonati da me (anche se tutti i brani presenti, saranno di mia composizione..). Diciamo che queste sono le cose più immnenti. Poi ci sono esame al Conservatorio e tanto altro lavoro da fare!!! A breve avrò un nuovo sito con la possibilità di aggiornare in maniera completamente autonoma tutte le news, sempre allo stesso indirizzo che è http://www.quartarone.com
 
 
9) Maestro Quartarone, vorrebbe lasciarci un commento su ognuno dei Suoi solo-albums?
 
Fantastica domanda!
Allora su “Presentation” uscito nel 1997, ma realizzato dal 1994 al 1996 devo riconoscere l’immaturità artistica di un diciannovenne che ha incamerato tantissime influenze e che vuole dimostrarlo agli altri (il titolo è azzeccato, penso). Ritengo che ci siano 2 o 3 cose carine, per il resto è un lavoro datato di 11 anni (se prendiamo la data di registrazione, ripeto…). La cosa che mi fa piacere è che comunque le altre persone che lo hanno ascoltato e che continuano a farlo, in quanto è ancora in vendita, la pensano in maniera completamente diversa e sono soddisfatti (meglio così…).
Del mio secondo album che si chiama “Guitar Academy 2001”, ho suonato personalmente solo su 5 tracce, mentre seppur le ritmiche delle restanti composizioni le ho fatte sempre io, ho affidato il cuore delle stesse a 7 miei allievi. Mi piace “Rising sun”, “I like Chick” e “The great silence”. Penso che tutti I ragazzi, per il resto del CD, abbiano suonato veramente bene.
E’ una dimostrazione pratica e “sonora” dei risultati ottenuti con i miei allievi grazie ai miei programmi, ma soprattutto al loro duro lavoro negli anni. Sono contento del cambio di timbro per quanto riguarda la mia chitarra e la produzione, in generale, rispetto al primo CD e penso che si possa intravedere una certa maturità rispetto al precedente (siamo nel 2000, anno di realizzazione).
“Versatile” edito nel 2004, ma realizzato nel 2001-2002 (quindi comunque vecchio 4 anni dal punto di vista tecnico, compositivo etc…) è stato concepito come un sampler di 3 CD messi in uno solo, quindi un CD diviso in 3 diverse sezioni stilistiche.
Sono soddisfatto di: “A new breath”, “Groove in blood”, “That I feel”, “Made in Corea”, “Suite for Anna” e  “Spleen”.
Il nuovo album ELEKTRIO è più maturo e fresco, in termini di idee ed è in linea con l’attuale tendenza Fusion. Inoltre è suonato in maniera egregia dal bassista Davide Santo e dal batterista Stefano Rustica 2 giovani e validissimi talenti siciliani.
 
 
10)Prima di salutarci, si senta libero di “farsi una domanda e darsi una risposta” per tutti i fruitori di questa intervista!
 
D: Cosa desideri dalla vita più di ogni altra cosa?
R: Voglio sentirmi in pace con la mia anima!




Giacomo Castellano e la Rock Fusion
 
1)Maestro, lo stile Rock Fusion gode di notevoli consensi a livello internazionale mentre in Italia, benché praticata da Grandi della chitarra, è ancora poco diffusa.Perchè?
 
–Perche’ usa un linguaggio complesso non sempre facile per un palato abituato a stili meno complessi.
 
2)Vorrebbe darci una definizione teorica, armonica e anche qualche cenno storico dello stile?
 
–Ad oggi non ci sono esattamente limiti, si prende molto dal jazz per mescolarlo con il rock e con qualunque altro stile esistente..il futuro e la mescolanza tra le culture, Solo cosi’ si potra’ ottenere stili nuovi..in realta’ e’ sempre stato cosi’.
 
3)Maestro Castellano, vuole raccontarci del Suo primo approccio con la composizione?
 
–Istintivo, totalmente istintivo, solo successivamente piu’ ragionato e razionale. Oggi cerco di lasciare l’istintivita’ come primo approccio per poi “razionalizzare” quando arrangio.
 
4)Su che cosa si basa la Sua ricerca musicale?Vuole lasciarci un commento su ognuno dei Suoi solo-albums?
 
–Ripeto, mi piace mescolare, in ogni caso se compongo e’ perche’ ne sento la necessita’ umana..non mi interessa dimostrare ne bravura ne altro..Compongo in base alle esperienze che vivo. Ovviamente poi l’arrangiatore che e’ in me  analizza, taglia, aggiusta e progetta..Non riesco a fare tutto seguendo solo l’istinto. In ogni caso, per adesso me ne frego di vendere, non vedo all’orizzonte progetti di musica strumentale ideati con lo scopo delle vendite.Almeno per adesso! Non so neanche se mi riuscirebbe! Il mio album CUTTING BRIDGES racchiude un po’ questi concetti, oltre a rappresentare per me un vero taglio con un certo approccio compositivo ed alcuni schemi che mi hanno un po’ bloccato nel pasato.
 
5) Quali sono i principi fondamentali si cui si basa la Sua didattica?Ci parla anche dei suoi anni da studente (difficoltà e conquiste) e di cosa le ha lasciato il Suo periodo formativo (da tenere e da buttare)?
 
–Oltre che sulle regole, baso la mia didattica sull’esperienza sul campo, accomulata in tanti anni di  registrazioni, tours e lavori vari. E’ importante capire le persone che abbiamo davanti pr scegliere il tipo di linguaggio da usare al fine di comunicare il messaggio-
.
6) UN CONSIGLIO:una lista di almeno cinque brani da studiare per l’aspirante Guitar Virtuoso!
 
–Uno di hendrix, uno di Van Halen, uno di Jeff beck, uno di Pat metheny, uno di  Vicente Amigo, the edge, Steve Vai…bah! La lista e’ interminabile!
 
7)Che cosa non dovrebbe MAI fare un chitarrista?
 
–Stare chiuso in casa a fare le scale senza suonare con gli altri! Se non per un periodo formativo iniziale.
 
8)Vuole parlarci della Sua attività di session- man?
 
–Si, ha inizio nel 1990 con Claudio Simonetti (Goblin). E’ un lavoro che mi  piace! Ogni session rappresenta una sfida e spesso si impara lavorando. Tutte le info relative alla mia attivita’ sono disponibili sul mio sito http://www.giacomocastellano.it
 
9) Maestro Castellano, quali gli sbocchi lavorativi per quanti si approcciano alla musica oggi?
 
Session player, compositore, autore, trascrittore, cantante, realizzatore jingles pubblicitari, colonne sonore, orchestre…ce ne sono di cose ma non a tutti vanno..
 
10)Prima di salutarci, si senta libero di “farsi una domanda e darsi una risposta” per tutti i fruitori di questa intervista!
 
Ok: Meglio vivere di ricordi o di rimpianti?  Risposta: DI RICORDI!




Giuseppe Praino e la Rock Fusion

1) Maestro Praino, tra l’ opportunità di suonare come turnista e l’insegnamento lei ha scelto la  seconda.                    
Come è arrivato a questa decisione?
 
Semplicemente passo la maggior parte del mio tempo a studiare nuove tecniche chitarristiche per poi trasmetterle ai miei allievi su richiesta oltre che in base alle loro naturali inclinazioni .Mi dedico totalmente a loro, e mi dà tanto, per cui diciamo che l’insegnamento è la mia vera passione.Credo che suonare dal vivo mi toglierebbe buona parte del tempo di cui invece necessito per svolgere il mio lavoro secondo i miei princìpi.
 
2) Su che cosa si basa la sua didattica?
 
Gli obiettivi tecnici da affrontare sono una buona impostazione di base che si ottiene attraverso  quelli che chiamo “esercizi devastanti”, concepiti per ottenere il massimo dei risultati  col minimo dello stress fisico: tengo molto a trasmettere il modo giusto per muoversi in tutte le tecniche che occorrono per ottenere il “sound” di un chitarrista.Non voglio che i miei allievi ricorrano a piccoli trucchetti per coprire problemi di impostazione che vanno invece curati alla radice.Ovviamente non mi stanco mai di ripetere loro che per ottenere tutto ciò occorre un’applicazione costante e molta, molta pazienza…quindi di aspettarsi dei veri risultati solo con il passare degli anni.
Tendo a  trasmettere ai miei allievi una visione dello strumento a 360 gradi, che inizino essi da zero o che  siano degli “autodidatta pentiti”, per così dire.
Ed è per questo che lo studio (feroce) della tecnica va assolutamente integrato con  teoria e nozioni di armonia.
 
3)Vorrebbe parlarci dei suoi anni da studente?Come ha iniziato? Con chi ha studiato?
 
Ho iniziato a diciott’ anni con un insegnante della zona che  mi ha fornito i rudimenti dello studio dello strumento, si chiama Saverio Schettini.Poi ho seguito vari docenti, in varie fasi.
Andai al CPM attratto da un nome importante, ma c’era un sostituto che non solo non mi ha deluso ma mi ha dato tanto grazie alla sua grande competenza ed umanità senza le quali, alla fine, non avrei potuto sceglierlo!
Il mio maestro è stato Carlo Fimiani, nella sede di Salerno del CPM.
I miei anni da studente sono stati molto duri perché ho faticato tanto per guadagnarmi tutto.Tra una lezione di Carlo e un seminario di “chissacchiechissadove” oltre a sonare in giro facevo l’elettricista…ed in più viaggiavo perché ero fuori sede, per cui era anche difficile trovare il tempo per studiare…!Ma riuscivo a fare tutto.
 
4) Maestro, il suo stile è fedele alla moderna tecnica Rock Fusion.
    Vuole farcene un excursus storico- tecnico?
 
La Rock Fusion si basa su fraseggi jazz portati nel rock.Si tratta quindi di sonorità prettamente moderne e di un approccio armonico e stilistico che va aldilà della media complessità che avevamo invece nella fusion della fine dei sessanta.La protagonista assoluta è la chitarra elettrica con il suo suono distorto, solo più lineare e pulito dell’ hard rock  o dell’heavy metal, perché in questo caso si tende alla perfezione del suono.Armonicamente si contraddistingue per intervalli ampi, accordi spostati su settime none, undicesime e tedicesime.
Il tutto si poggia su una sessione ritmica aggressiva, tipicamente rock.
Nella Rock Fusion di oggi troviamo una raffinata complessità che si discosta totalmente dalla tradizione sia  nelle sonorità che nell’esecuzione degli strumentisti, il che richiede una preparazione tecnica “superiore”  votata alla “fusione” degli stili con la moderna tecnologia. 
Diciamo che storicamente parte da Miles-Weather Report-Stern fino a Satriani- Howe- Vai- Dream Theatre partendo invece da Van Halen
 
5) Vorrebbe darci una definizione del termine “Guitar Virtuoso”?
 
Parti da questa considerazione: sostanzialmente il Guitar Virtuoso è colui che eccelle nel sapersi muovere in universi musicali diversi o addirittura opposti tra loro. E per fare questo non ci si può improvvisare.Vedi, io non credo nel “genio” , perché i veri risultati in questo senso si ottengono solo faticando sullo strumento per ore ed ore al giorno…lo status di Guitar Virtuoso non viene solo dal talento, non è innato, ma si raggiunge lavorandoci, e lui ( dice indicandomi il poster di Steve Vai che troneggia sulla parete dell’aula tra Mike Stern e Jimi Hendrix) non si è  fatto in un giorno!…
 
6) La Rock Fusion gode di notevoli riscontri a livello internazionale, in Italia è conosciuta da pochi.
 
E’ semplice: è uno stile per molti ma non per tutti..nel pop, per esempio, la chitarra è un po’ sacrificata…ma il pop impera!La Rock Fusion è difficile da ascoltare, quanto da suonare..anche in quello è per molti ma non per tutti: bisogna studiare tanto, e non tutti (chitarristi affermati compresi) sono disposti a farlo.
 
7) Tra Steve Vai e Greg Howe?
 
Li amo entrambi e proprio non saprei scegliere.Ma posso solo dirti che sono due facce della stessa medaglia!
 
8)  Un consiglio: Una lista di almeno cinque brani da studiare per l’aspirante Guitar Virtuoso.
 
Io non solo non darò mai ai miei allievi un  solo fraseggio da riprodurre “a comando”, ma non credo che vorrò mai influenzare musicalmente chicchessia.Io posso darti i mezzi tecnici, teorici, armonici, posso consigliarti da chi andare a studiare dopo il corso con me…ma la musica che vuoi suonare è un amore che nasce a te e te soltanto..
 
9) Domanda obbligata: progetti per il futuro?
 
Top Secret!!
 
10) Maestro, si senta libero di farsi una domanda e darsi una risposta.

(casella vuota)
 
NB: Devo dire, a onor del vero, che di tutti i chitarristi intervistati l’unico a non rispondere al questionario in modo diretto è stato proprio il mio maestro. In realtà è una persona talmente pura e schiva che sarebbe stato in difficoltà nel fare qualcosa  (come rilasciare un’intervista) che potesse risultare seppur lontanamente come autocelebrativo. La sua didattica vive anche e soprattutto di un enorme spirito di abnegazione.
Infatti.. benché mi abbia dato il consenso, ha evitato in tutti i modi di lasciarsi intervistare.
Per motivi di cronaca devo rendere noto che solo la domanda N° 4 è stata risposta da lui direttamente. Glie l’ho strappata a lezione, mesi fa. Tutto il resto è stato composto come un puzzle delle  mille e mille conversazioni tra un arpeggio di settima a 208 di metronomo e un tapping a quattro mani qua e là, un ascolto di Stevie Ray Vaughan e lettura di riviste specializzate da dietro alla scrivania, tra un prelievo di mazzi e mazzi di cd dal suo mobiletto e le sconfinate  lezioni …dove non suona mai la campanella dell’ora che scatta se non quando hai capito quello che ti sta spiegando con pazienza da proverbio Zen!!
E’ per questo motivo che la domanda numero dieci non ha risposta, e che la numero nove viene tenuta, per discrezione, segreta.Stefania Altomare

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